Appalti, è ora di cambiare musica

    Documento proposto dai lavoratori in appalto e approvato dall'Assemblea congressuale FLC-CGIL Università di Firenze (6 febbraio 2014) 


    Sta diventando sempre più impellente la necessità di opporci con efficacia a quelle divisioni promosse dalle ristrutturazioni degli ultimi trent'anni e che hanno troppe volte messo in contrapposizione i lavoratori tra loro. Il conflitto tra lavoratori pubblici e privati, garantiti e precari, giovani e anziani sono stato tre elementi di divisione creati ad arte dalla propaganda neoliberista con l'intento di annullare i valori di fondo delle classi lavoratrici.

    Occorre rendere operativa la linea uscita all'ultimo congresso della CGIL in tema di riunificazione del mondo del lavoro partendo dalla sua rappresentanza. Ciò è possibile solo rendendo ancor più forte l'idea di confederalità.
    Anche l'ultima Conferenza di Organizzazione ha fortemente insistito su questi temi proponendo la formazione di strutture organizzative più flessibili e che superino la rigidità delle categorie, troppo spesso freno alla natura confederale della CGIL. Occorre indicare un percorso chiaro per giungere a tali obbiettivi pertanto si deve predisporre:
    Osservatorio Confederale sugli appalti: che tenga insieme la Camera del Lavoro e le categorie interessate.
    Coordinamento dei delegati in appalto dello stessa stazione appaltante: alla presenza della Camera del Lavoro e delle RSU della stazione appaltante. Comitati degli iscritti confederali
    Assemblee unitarie: tra lavoratori alle dirette dipendenze della stazione appaltante e delle aziende esterne.
    Sedi CGIL su luoghi di lavoro:devono diventare la casa per tutti gli iscritti CGIL Formazione permanente per i delegatL
    Occorre fare in modo che la costruzione delle gare di appalto di servizi non sia scrupolosa solo in termini di rispetto della normativa vigente (a partire dalla genuinità o meno dell'appalto stesso) ma anche scrupolosa nel rispetto dei diritti dei lavoratori. Al netto del sistema CONSIP (che deve essere oggetto di profonda riflessione da parte della CGIL) occorre predispone dei protocolli d'intesa sulla predisposizione dei bandi gara con le principali committenze pubbliche. Lo scopo di tali protocolli è responsabilizzare l'apparato politico della committenza, troppo spesso inconsapevole dell'azione di quello amministrativo affinché i lavoratori non siano in alcun modo oggetto di licenziamenti, massimi ribassi, dumping contrattuali, illegalità diffusa ed organizzata.
    Nei bandi occorre inserire l'applicazione della clausola sociale , del CCNL vigente nel luogo di prestazione del servizio (come da Direttiva Europea 2004/18 e per l'applicazione dell'art.2112 C.C. Anche negli appalti), il divieto al massimo ribasso anche effettuato attraverso il criterio dell'offerta più economicamente vantaggiosa, l'applicazione stringente delle norme su salute e sicurezza anche in relazione all'introduzione del concetto di sostenibilità nel rapporto tra unità lavorative ed ore/lavoro senza per questo cadere fuori dal perimetro stabilito dall'art.1655 C.C.
    La dottrina giuridica ha aperto una riflessione sul fenomeno della codatorialità venutasi ad affermare a seguito della frammentazione dei cicli produttivi. La codatorialità necessità però un approfondimento sulla distinzione tra appalto e somministrazione ed anche una valutazione sugli abusi normativi perpetuati. La sentenza della Cassazione n.7898 del 6 aprile 2011, ribadendo il divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro, dice chiaramente che ogni qual volta in capo all'appaltatore restano i soli compiti di gestione amministrativa del rapporto di lavoro (retribuzione, piano ferie, assicurazione della continuità delle prestazione) siamo di fronte ad un reato.
    Possiamo altresì dire che si parla di appalto genuino quando il risultato produttivo è a vantaggio dell'appaltatore, viceversa se il risultato è a vantaggio dell'utilizzatore, siamo di fronte ad una somministrazione camuffata.
    Tutti gli abusi che quotidianamente si consumano sugli appalti sono figli dell'equiparazione dell'appalto di servizi a quello d'opera ed il sub-appalto per la stessa mansione spiega ciò meglio di qualunque cosa.
    Le molte cause intentate da parte di lavoratori verso le proprie aziende per somministrazione fraudolenta di manodopera, deve far scattare un campanello d'allarme in CGIL ed occorre indagare sui molti illeciti venutisi a determinare.
    Dopo molti anni di esternalizzazioni, e le valutazioni fatte, possiamo anche affermare, senza giri di parole, che non vi sono nemmeno giustificazioni economiche, oltre che quelle relative alla qualità dei servizi, per questa forma di lavoro povero e da subito deve partire una battaglia per la reinternalizzazione dei servizi con gli addetti finora occupati. Occorre porre fine alla disgregazione del mondo del lavoro e stabilire un principio di equità: in un posto di lavoro va applicato un solo contratto di lavoro.

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