Ora basta. La scuola si ribella! Sciopero, 10 dicembre 2021

    Chiediamo ‘risorse’ e riceviamo ‘tavoli’. Servono segnali concreti non aperture di dialogo, perché il dialogo con il ministro è sempre stato franco e aperto e non è mai stato interrotto, ma ora servono misure che diano valore alla scuola, dignità professionale al personale. 

    Nella legge di Bilancio su 33 miliardi di manovra, solo lo 0,6% è stato stanziato per la scuola, una cosa inaccettabile che non rende giustizia ai lavoratori e alla complessità dei problemi della scuola.

    Il Governo non ha fatto nulla per cercare di dare risposte al personale della scuola rimasto senza atto negoziale per il rinnovo del contratto e senza risorse per aumenti a tre cifre come promesso dallo stesso Ministro. Il che è ancora più grave perché nel Patto per l’istruzione, siglato la scorsa primavera, ben 21 punti erano dedicati alla centralità della scuola e si promettevano interventi – tra le altre cose – su stipendi, classi pollaio e stabilizzazione del precariato. 

    Per Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, “questo sciopero segna un punto di svolta nei rapporti con il governo. Ma la responsabilità è tutta del governo stesso che ha fatto una scelta: disinvestire sulla scuola, così come è accaduto negli ultimi 15 anni, ma, a rendere questa decisione ancora più odiosa, dopo due anni di pandemia e con tutta la retorica sulla centralità della scuola pubblica”.

    Nel proclamare lo sciopero, Flc Cgil, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda Unams, hanno indicato cinque temi centrali:

    1.  Il primo riguarda il rinnovo contrattuale. Servirebbero 350 euro al mese per adeguarsi alla media di uno stipendio dellla pubblica amministrazione, ma in Finanziaria ce ne sono zero.  Appena 87  di aumento stanziate nelle leggi di bilancio precedenti più 12 euro per premiare una non meglio definita “dedizione professionale” e quindi neanche per tutti. Un linguaggio insultante, oltre la miseria dello stanziamento previsto, praticamente una mancia. 
    2. Poi c’è la questione dell’organico Covid, utilizzato durante la pandemia per garantire le misure di sicurezza nelle scuole e per sdoppiare le classi troppo numerose e che è stato prorogato solo per i docenti, escludendo quindi il personale Ata. 
    3. Sul personale precario, e sulla necessità di stabilizzarlo come ci ricorda spesso anche l’Europa, nessun confronto è stato ancora aperto. Il Patto per la Scuola sottoscritto ad aprile contiene misure che vanno in tale direzione ma a questo Patto non è mai stato dato seguito.
    4. Anche sulle classi troppo numerose non è stato previsto praticamente nulla così come su temi apparentemente tecnici, ma fondamentali per il funzionamento della scuola e la dignità delle persone. 
    5. Le misure legate a situazioni professionali come quella dei dirigenti amministrativi facenti funzione, o attinenti al lavoro del personale come il blocco della mobilità per legge, invece che regolato per contratto, sono due esempi di misure che possono essere prese a costo zero.

    La misura è colma, scioperiamo tutti per rimettere al centro la scuola!

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