Scuola e precariato: una scelta dannosa per i lavoratori e costosa per il Ministero.
Il precariato nella scuola si conferma non soltanto un'ingiustizia e un danno continuo per il personale docente e ATA, costretto all'incertezza lavorativa e alla privazione dei propri diritti, ma anche un fallimento economico e gestionale per lo stesso Ministero dell'Istruzione e del Merito. Mantenere in servizio migliaia di lavoratori con contratti a termine genera infatti un enorme contenzioso legale che si traduce in ingenti spese pubbliche.
A dimostrarlo sono i dati della provincia di Pisa, dove le sole vertenze promosse e curate dalla FLC CGIL hanno già portato a condanne per quasi 500.000 euro a carico del Ministero. Cifra che è calcolata per difetto, considerando le tante cause ancora pendenti. Dalla Carta del docente (232mila euro) alla monetizzazione delle ferie non godute (189mila euro), fino al riconoscimento della retribuzione professionale e del compenso individuale accessorio per i supplenti brevi, i tribunali stanno progressivamente smontando il trattamento discriminatorio subito dai precari.
Mentre il Ministero continua a spendere risorse pubbliche tra spese legali, ritardi nei pagamenti e ricorsi al TAR per le ottemperanze, la FLC CGIL ribadisce che l'unica vera soluzione al problema risiede nella stabilizzazione del personale e nella piena parità di diritti tra lavoratori di ruolo e precari.
La questione è all'attenzione della stampa, come si riscontra nell'articolo allegato tratto da Il Tirreno (edizione di Pisa) del 19 agosto 2026 a firma di Luca Cinotti.