A ridosso della ripresa delle attività scolastiche, la Toscana si trova a fare i conti con un fenomeno preoccupante: sono oltre 300 i docenti che hanno deciso di rinunciare al posto a tempo indeterminato (circa 250 su posto comune e una sessantina sul sostegno).
Come denuncia il segretario regionale della FLC CGIL Toscana, Pasquale Cuomo, tra le motivazioni principali di queste rinunce pesano in modo determinante l'aumento esponenziale del costo della vita, il caro-affitti e i costi dei trasporti e del carburante. Per molti lavoratori, soprattutto per chi proviene da fuori regione o deve spostarsi tra province diverse (come chi rifiuta Prato dovendo viaggiare da Pisa), uno stipendio base non è più sufficiente a coprire un canone di locazione che spesso supera la metà del reddito mensile, rendendo paradossalmente più sostenibile restare precari vicino a casa piuttosto che accettare una cattedra di ruolo lontana.
Il quadro regionale si conferma inoltre segnato da un precariato strutturale insostenibile, in particolare sul versante del sostegno, dove oltre 10.000 posti sono stati assegnati in deroga con contratti a termine, portando la media dei supplenti a sei su dieci. A questo si aggiungono le criticità mai risolte sulla dotazione oraria per gli studenti con disabilità in territori come Massa Carrara.
La questione è stata riportata all'attenzione della stampa; si veda in proposito l'articolo di Antonino Palumbo apparso su la Repubblica il 31 agosto 2026